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Quello che è emerso dai tre casi presentati e che ha attraversato tutti gli interventi ha innanzitutto mostrato che, a differenza di qualche anno fa, quando si sarebbe ancora discusso del tema del componente e di come metterla in opera e in generale di una sperimentazione più tecnologica, oggi l’attenzione è rivolta all’importanza di attuare una gestione fortemente integrata del processo, sia dal punto di vista territoriale che dell’inclusione dei diversi soggetti.
Si è evidenziata l’attenzione verso due fattori di integrazione: la scala urbana e le culture locali, cioè di interventi che, programmaticamente, come nel caso di Faenza, o per rispondere a uno scontro di tipo sociale, aprono dal singolo intervento alla riconsiderazione di un ambiente urbano, come nel caso di Alessandria, dove la pratica della sostenibilità non è più quella della singola soluzione tecnologica adottata ma diventa quella del pezzo di città, o meglio della “città senza più pezzi”.
Dal lavoro del tavolo è emerso, oltre l’importanza di dare esempi, la disponibilità dei partecipanti di voler lavorare insieme per superare i nodi problematici e le criticità in un secondo appuntamento, nel quale, coinvolgendo anche la rappresentanza del mondo del credito e delle assicurazioni, giungere a elaborare un vero e proprio documento che impegni i diversi soggetti, a seconda delle proprie competenze e responsabilità, ad adottare iniziative finalizzate alla diffusione e valorizzazione delle pratiche di bioedilizia.
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